La sicilia BURGIO. Il sindaco scende in campo in prima persona sulla vicenda dell'Ato Idrico Ferrantelli risponde a D'Orsi BURGIO. «Il referendum è l'espressione più alta della democrazia. Quando una legge è sbagliata, può essere abrogata con il pronunciamento popolare e non ci riferiamo all'aspetto pecuniario che graverà ulteriormente sulle famiglie, bensì all'organizzazione dei servizi idrici. Se la Provincia Regionale di Agrigento non vuole fare i referendum li faranno le singole amministrazioni comunali, così come già più volte si sono pronunciate». A parlare è il sindaco di Burgio Vito Ferrantelli, uno dei promotori, assieme al sindaco di Palma di Montechiaro Rosario Gallo, del vertice che nei giorni scorsi si è tenuto a Burgio alla presenza di 23 primi cittadini ed amministratori pubblici dei comuni della provincia che non vogliono la gestione privata dell'acqua. Botta e risposta, dunque, tra Ferrantelli e D'Orsi, il presidente della Provincia Regiona¬le che lunedì mattina ha «accusato» le 23 amministrazioni comunali di non essere i tu¬tori della legalità perchè «promotori di iniziative che violano una legge vigente». «E' proprio la Costituzione Italiana che non viene rispettata - ribatte subito il primo cittadino di Burgio Ferrantelli - perchè vogliamo difendere la causa e gli interessi delle popolazioni di 43 comuni che sono stati espropriati del potere decisionale costituzionale da affidare ai sindaci e non ai burocrati di turno di una agenzia dei Rifiuti e delle Acque che compare e scompare come i fantasmi, essendo stata da poco sciolta». Secondo il sindaco di Burgio e degli altri 22 comuni, che hanno sottoscritto il documento, l'acqua è un bene pubblico e non si può mercificare per cuí la legge si può difendere anche con la disubbidienza, mirando alla legalità sostanziale e non formale, a difesa degli interessi legittimi dei cittadini che saranno tartassati di altri oneri economici, dopo l'Ato Rifiuti. «Da studi effettuati da diversi comuni - continua ancora il sindaco di Burgio Ferrantelli - già si evince che ci sarà un evidente aumento delle tariffe relativamente al costo del canone, della distribuzione dell'acqua e dei servizi idrici. In un momento di grave crisi economica, questo rischio allarma gli amministratori della cosa pubblica che sono contrari decisamente alla gestione privata del preziosissimo liquido». 10/12/08