Il Comune di Burgio fa parte dell'Unione dei Comuni "Alto Verdura e Gebbia"

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UNIONE DEI COMUNI "ALTO VERDURA E GEBBIA"
(Lucca Sicula - Villafranca Sicula - Burgio - Calamonaci)
Provincia di Agrigento

Bene, diamo inizio a questo incontro porgendo, a nome mio e dei componenti il Direttivo e l’Assemblea dell’Unione dei Comuni “Alto Verdura e Gebbia”, un deferente saluto ed un sentito ringraziamento a tutti i presenti: dai cittadini ai sindaci, alla deputazione regionale e nazionale, ai rappresentanti politici provinciali, alle forze dell’ordine e a tutti gli operatori sanitari.
Prima di entrare, comunque, nel merito della discussione voglio molto velocemente fugare un paio di dubbi.
Intanto sul perché questo incontro è organizzato dall’Unione dei Comuni “Alto Verdura e Gebbia”, di cui fanno parte i Comuni di Burgio, Calamonaci, Lucca Sicula e Villafranca Sicula?
La risposta è semplice: perché l’ospedale è sì ubicato a Ribera ma esso appartiene a tutti i paesi dell’hinterland e non è esagerato sostenere che la maggior parte degli utenti della struttura sono proprio i cittadini del circondario, i quali tengono in maniera particolare a questo ospedale e non vogliono assolutamente che esso chiuda.
In aggiunta a questo si dica anche che fare sentire la voce corale e determinata dei Sindaci e dei cittadini di diverse comunità interessate contribuisce certamente a dare ulteriore forza alle nostre rivendicazioni.
Per quanto riguarda, invece, la prospettiva politica, relativamente all’approccio al problema, io credo che essa debba assolutamente prescindere da qualunque indirizzo, scelta, appartenenza partitica o di schieramento.
Vi siamo qui, questa sera, diversi sindaci eletti, chi prima chi dopo, con il sostegno di liste civiche, liste nelle quali vi sono rappresentate espressioni ed esperienze di destra, di centro e di sinistra.
Questo vuol dire che a noi moralmente si impone un approccio, come dire, a largo spettro rispetto alla soluzione di un problema così importante e non certo, quindi, facendo riferimento alle posizioni ed alle scelte di un gruppo o di un partito.
Bene, detto questo entriamo nel merito della questione.
Perché l’esigenza di questo incontro?
Ebbene questo incontro scaturisce dalla diffusione, in seno al vituperato piano di rientro, delle recenti ipotesi di rimodulazione del sistema ospedaliero, proposte dall’Assessore Regionale alla Sanità.
Per quanto riguarda la situazione relativa all’Ospedale di Ribera la rimodulazione comporterebbe il suo accorpamento all’Ospedale di Sciacca, la cessazione delle attuali funzioni ospedaliere e l’attivazione di una struttura con funzioni di lungo degenza. E questo indurrebbe molti a sostenere che esso verrebbe praticamente trasformato in una sorta di ospizio. Cesserebbero, dunque, l’attività di pronto soccorso e le altre specialistiche; insomma, sarebbe sminuito e mortificato il ruolo che da un secolo ha svolto.
Prima di dare corso ad una operazione di questo genere siamo sicuri che l’Ospedale di Sciacca è attrezzato per rispondere alla domanda di un’ulteriore massa di utenti che vi si riverserebbe?
Sono molti a sostenere che, invece, è sicuro esattamente il contrario.
Questo significa che i cittadini dei nostri paesi saranno costretti a cercare ventura altrove, magari in altre province e con tutti i disagi che ne conseguiranno.
Nel recente passato, invece, sul futuro dell’Ospedale di Ribera erano state, da più parti, utilizzate espressioni altisonanti quali riqualificazione, riordino, riconversione, centro di eccellenza.
La realtà, invece, merita tutt’altro tipo di espressioni: basta entrare qualche minuto in quell’ospedale, nel silenzio dei corridoi e nel vuoto dei suoi reparti, per percepire chiaro e netto il senso e la consapevolezza dell’abbandono e della desolazione, unitamente ad una profonda e angosciante sensazione di sconforto.
E allora viene spontaneo chiedersi: ma è da questo genere di sentimenti che ha origine la riqualificazione?
E’ necessario passare dall’abbandono per raggiungere la riconversione?
Bisogna obbligatoriamente arrivare alla distruzione per promuovere e costruire l’eccellenza?
La realtà dimostra che in questo momento l’Ospedale di Ribera ha le ore contate e questa ipotesi di rimodulazione è un’ulteriore conferma.
E allora senza volerla tirare per le lunghe, ci sono ancora dei margini di intervento?
E’ possibile definire, in tempi brevissimi, una concreta e credibile controproposta?
E’ questo il senso ed il significato di questo incontro!
Si sostiene in giro che in verità nel recente passato ci sarebbero stati degli interventi, delle mediazioni, delle trattative riservate.
Ma io mi chiedo: se le trattative riservate hanno prodotto il risultato prospettato dalla rimodulazione e allora, scusatemi, ben vengano gli incontri alla luce del sole!
Nel corso dell’ultimo incontro pubblico organizzato all’interno dello stesso ospedale, più o meno apertamente si faceva riferimento ad una duplice proposta:
da un lato quella di mantenere l’esistente, potenziandolo e rafforzandolo alla luce anche dell’attuale numero di posti letto, nettamente inferiore alle altre province in proporzione al bacino di utenza;
dall’altra, si faceva riferimento ad una ipotetica bozza sul contenuto della quale non si è entrati nel merito e che prevedeva il tentativo di inventare una soluzione in termini di riconversione.
Tuttavia, il punto fondamentale è quello di capire se nel concetto di riconversione, che potrebbe pure richiedere qualche sacrificio e delle sofferenze, vi è la volontà di permettere alla struttura di fare un passo avanti in termini di innovazione e di miglioramento dei servizi o se nei termini di riconversione e riqualificazione si annida, invece, la volontà di declassare e, dunque, mortificare la funzione di un ospedale che ha svolto per cent’anni un ruolo importante per il suo territorio e che, diciamolo pure, può rivendicare anche una sua dignità.
Io non so se nei giorni successivi a quell’incontro siano scaturite altre proposte.
So, invece, e ne ho la contezza, che questa sera siamo in presenza di una platea molto qualificata, sia istituzionalmente che in materia di sanità.
Succede di rado che il politico si occupi della materia che riguarda la sua professione.
Di solito si verifica che il ministro alla sanità è un professore di diritto o il ministro della difesa è un medico,ecc.
In questo caso, nel nostro caso, siamo di fronte ad una eccezione!
Vi sono, infatti, qui presenti, diversi politici sia regionali che nazionali che sono anche dei bravi e stimati medici.
E da loro, se permettono, appare lecito attendersi delle risposte qualificate.
Chi meglio di loro può affrontare e risolvere un problema legato alla sanità’?
Io credo che l’obiettivo e la presunzione di questo incontro deve essere quello di stimolare la nostra deputazione regionale e nazionale qualificata a formulare una proposta il più possibile condivisa della quale far valere le ragioni nelle sedi competenti; una proposta ovviamente diversa da quella prospettata nelle ipotesi di rimodulazione, da difendere con fermezza e determinazione, considerando anche la possibilità di ricorrere, per raggiungere l’obiettivo, al coinvolgimento diretto e democratico dei cittadini.
A questo proposito, penso per esempio ad una bella manifestazione popolare e per quanto mi riguarda sono disposto ad indossare la fascia tricolore e con tutti i cittadini del mio paese che lo vorranno, raggiungere Palermo dove insieme agli altri sindaci e ad altri cittadini di altri paesi partecipare ad una grande manifestazione di protesta popolare, una manifestazione democratica e pacifica, dimostrando, tra le altre cose, che l’intervento che si intende operare sull’Ospedale di Ribera è diretto ad una struttura fruita non da poche centinaia di persone, come magari succede in altre realtà della nostra isola, ma da diverse decine di migliaia di uomini, donne, bambini e anziani.
E’ questa un’ipotesi che rassegno al vaglio di questa assemblea.
E comunque, passando all’apertura del dibattito, io vorrei dire che se questa sera vogliamo davvero essere fattivi e propositivi, e allora si impongono, negli interventi che si susseguiranno, tre condizioni: la sintesi, la chiarezza e la concretezza.
Evitiamo, dunque, di essere prolissi, mettiamo da parte le inutili analisi storiche e le chiacchiere e per favore andiamo al sodo.
E ritornando alle proposte, ho saputo che giusto ieri mattina a Palermo una deputazione è stata ricevuta dall’assessore alla Sanità. E’ proprio da questo incontro potrebbero essere scaturite proposte e novità che da un lato ci eviterebbero di pestare l’acqua nel mortaio e dall’altro ci permetterebbero di fare un passo avanti nella discussione.
Per cui, se l’onorevole Ruvolo e l’onorevole Cascio sono d’accordo io inizierei proprio da loro, visto che hanno partecipato all’incontro a cui ho appena fatto riferimento.
Con l’auspicio che grazie ai loro interventi e a quelli che seguiranno quello di questa sera possa essere un incontro concreto, io mi fermo qui, e do inizio agli interventi non prima comunque, in conclusione, di aver rivolto un moderato appello alla deputazione regionale e nazionale alla quale è richiesto un moto di orgoglio e l’opportunità di guardare alla soluzione del problema con unitarietà e in una prospettiva di interesse del territorio.
Non si abbia mai a dire fra una decina di anni che la cecità e la subordinazione dei politici locali siano state la causa della chiusura e, dunque, del mesto destino dell’Ospedale di Ribera.


Interviste
Qual è il significato di questo incontro?
Noi sindaci dell’ Unione dei Comuni “Alto Verdura e Gebbia” riteniamo che la proposta di rimodulazione del sistema ospedaliero contenuta nel piano di rientro sanitario mortifica non solo l’ospedale di Ribera ma tutto il nostro territorio, per cui, a mio avviso, si impone una veloce riflessione che sia foriera di una controproposta da sottoporre all’attenzione del Governo regionale, prevedendo, se il caso lo richiede, il coinvolgimento diretto e democratico delle popolazioni interessate.
Il mio auspicio è che questa proposta possa scaturire dall’incontro di stasera.

Il Presidente
Prof. Vito Ferrantelli



 
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