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Storia della Fonderia
A Burgio esiste l’unica fonderia di campane della Sicilia, una delle poche
esistenti in Italia.
E’ stata fondata nel 1500 dalla famiglia Virgadamo che ha tramandato, di padre
in figlio, la passione per
quest’arte, oggi diventata un’attività professionale
per gli eredi.
La fonderia ha prodotto campane per secoli, esportandole in molti paesi d’Italia
e del mondo. Dalla limitrofa Chiusa Sclafani, con una campana del 1750 che
ancora oggi chiama a raccolta i fedeli della Chiesa Madre, alla campana della
M.SS. della Magione a Palermo, al Madagascar ed al Venezuela l’arte dei
Virgadamo è presente in molti luoghi.
Per questo essi hanno conquistato meriti professionali che hanno consentito loro
di ricevere riconoscimenti prestigiosi (iscrizione nell’albo d’oro per meriti
professionali, il Telamone e diversi attestati e trofei). Lo stesso Mario
Virgadamo ha ideato i primi apparecchi di elettrificazione delle campane che ora
sono stati sostituiti con il nuovo metodo delle campane a oscillazione o a
balzo.
Procedimento di lavorazione
“La tecnica di lavorazione della campana ha subito, nel corso del tempo,
notevoli cambiamenti.
Per prima cosa si sviluppa la misura della campana su carta e, poiché ognuna di
essa deve essere dotata di un particolare accordo musicale, vi è una tabella
nella quale vengono enumerati i rapporti tra le note musicali, diametro e peso.
Su questi dati avviene l'elaborazione del modello su carta che, a sua volta,
viene messo su legno sagomato e poi su un'asse rotante per fabbricare la forma.
Si costruiscono tre pezzi uno sopra l'altro: prima il c.d. maschio, poi la
negativa o falsa campana, infine la cappa. Questa operazione viene effettuata
servendosi di materiali come: creta bianca, concime stallatico mescolato, perché
la creta non si spacchi e anche canapa, crine di cavallo.
Riguardo invece alle iscrizioni e ai fregi che sono posti sulla parte esterna
della campana, si fa un getto di gesso e una di cera vergine d'api e si applica
il disegno in creta, a stampo sulla falsa campana. Si pennella poi con creta
bianca e crine di cavallo tagliuzzato con una particolare macchinetta ideata dal
Virgadamo, perché aderisce bene con la forma e non lasci spazi vuoti. Una volta
effettuata la pennellatura della forma concreta, si innaffia l'interno della
stessa in modo da farla riscaldare e sciogliere i fregi. Quindi si tolgono la
cappa e la falsa campana dà lo spessore della campana vera e propria. Dopodiché
si passa alla fase più delicata di tutta l'operazione: la fusione, che avviene a
fiamma riverberata e per la quale vengono usati stagno vergine e rame rosso per
la forma bronzo.
Questo fonde a 1.100 gradi di temperatura e viene mescolato con
un legno stagionato per impedire che il bronzo indurisca se imbevuto d'acqua.
Completata la fusione che come detto sopra è un momento molto delicato, perché
da essa dipende la buona riuscita della campana, si procede alla pulitura e
lucidatura, anche questa fase viene effettuata con un macchinario ideato da Virgadamo; invece la pulitura dell'iscrizione viene fatta a mano con martello e
scalpello. L'istallazione viene effettuata dalla ditta stessa e richiede non
poca attenzione per il calcolo dei pesi, l'altezza, ecc..
Gli attrezzi del mestiere
Il procedimento di lavorazione della campana sin qui descritto si tramanda da
parecchi secoli di generazione in generazione.
Oggi, morto Mario, ultimo erede dei fondatori Virgadamo, la bottega è nelle mani
del giovane nipote, poco più che ventenne, Luigi Mulè Cascio. E' a lui che si
deve la continuità di un'attività e di un'arte che, altrimenti, sarebbe andata
dispersa. La sua passione, nata dalla continua frequentazione del nonno e
dall'apprendimento dei segreti da questi tramandati, è stata arricchita da
conoscenze con gli studi che sta completando preso l'Accademia delle Belle Arti
di Palermo.
Ieri come oggi, la tradizione viene portata avanti con gli stessi strumenti di
precisione e gli stessi marchingegni di sempre
Parte dei testi di questa pagina sono stati attinti da
http://www.campanevirgadamo.it
